Al Ferraris di Genova, lunedì 24 novembre, la Juve Stabia cade con la Sampdoria. Nonostante fosse in emergenza, per via degli infortuni, fin dai primi minuti, la squadra blucerchiata ha fatto valere la sua determinazione, sorprendendo i gialloblù. La Juve Stabia è costretta a difendersi dagli attacchi a testa bassa della Sampdoria e anche se non impegnino mai seriamente Confente, i giocatori avversari sono sempre pericolosi e richiedono lo straordinario da parte della difesa gialloblù. Approccio decisamente errato quello della Juve Stabia che nel primo tempo ha forse un’unica occasione con Candellone che, come spesso capita, è l’ultimo ad arrendersi in campo. Nel secondo tempo, al 56’ c’è l’episodio che cambia l’inerzia della partita, Ruggero già ammonito, ingenuamente “sfiora” Vulikic che frana a terra. L’arbitro lascia correre, ma viene richiamato dalla sala Var, alla fine decreta il rigore per la Samp e la seconda ammonizione per Ruggero, che viene espulso. Coda trasforma il rigore e porta il risultato sull’ 1-0 per la Samp. La Juve Stabia resta in dieci e, nonostante un tentativo di reazione, la frittata sembra ormai fatta. Solo a tratti riesce a rendersi pericolosa, facilitando il compito della Samp, che aveva un solo risultato a disposizione e lo ha centrato, anche grazie a un episodio dubbio e a una Juve Stabia apparsa troppo poco se stessa per gran parte della partita. Rimane complicato, per la formazione stabiese, fare punti in trasferta. Il pareggio sarebbe stato probabilmente il risultato più giusto, ma l’atteggiamento mostrato è da rivedere se si vuole raggiungere la salvezza il prima possibile, il solo fortino casalingo, infatti, potrebbe non bastare. Serve un cambio di rotta, non ci si può sdoppiare ogni volta. La Juve Stabia, che sembrava avere un’identità precisa, la smarrisce spesso in trasferta o forse ha solo bisogno di continuità, interrotta dalle soste. Non serve fare drammi, inciampi del genere ci saranno ancora, il campionato cadetto è molto competitivo, l’importante è resettare e ripartire.
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